Pietre miliari del giornalismo italiano #53: Ogni giorno è giallo, per Repubblica e soci

È davvero estate solo quando i giornali cominciano a pubblicare quotidianamente storie gialle: dalla cronaca nera al gossip allo sport, ogni occasione è buona per dire "Morto un cinese a Prato: è giallo".

Visto che in estate ci sono meno notizie vere del solito e con i politici in vacanza è più difficile inventarsi raccontare i retroscena, con l’avvicinarsi di ferragosto la disperazione in redazione raggiunge picchi importanti (in modo inversamente proporzionale, la voglia di lavorare seriamente, già normalmente scarsa a giudicare dal prodotto finale negli altri 11 mesi dell’anno, raggiunge abissi oceanici). Per vendere copie sotto l’ombrellone è necessario cambiare genere e passare dal giornalismo di bassa lega che caratterizza il 90% della stampa mainstream italiana a una forma più sottile di intrattenimento.

Sotto l’ombrellone si leggono solitamente tre cose:

  1. l’enigmistica (ma quella parte del mercato è occupata dalla Settimana omonima e dagli innumerevoli tentativi di imitazione);
  2. il gossip e tutto ciò che implichi del coito [cit.] (ma anche questo mercato è occupato da giornali specialistici e da romanzi  vari);
  3. i gialli.

I giornalai puntano su quest’ultimo mercato, perché di solito non mancano mai casi di cronaca nera su cui ricamare: in estate, con l’afa e con la propensione a girare svestiti, è facile che qualcuno ammazzi qualcun altro per motivi più futili del solito. Ma se si è fortunati si possono avere storie “gialle” anche fuori dalla cronaca nera. Qualche esempio (per pietà mi limiterò alla prima pagina di Google News, e ne ho trovati ben ventuno):

Repubblica:

Corriere:

La Stampa:

Abbiamo gialli nel gossip, gialli nello sport, gialli nella finanza, addirittura gialli in letteratura ottocentesca, ma soprattutto abbiamo gialli di cronaca nera che nel 99 per cento dei casi non dovrebbero stare su un quotidiano nazionale, perché si tratta di piccole cronache che (in un mondo perfetto) andrebbero lasciate ai quotidiani locali. Sui quotidiani nazionali andrebbero filtrati solo quelli che creano allarme sociale (per esempio i serial killer o le sommosse).1

Ma c’è un motivo se “La signora in giallo”, “Maigret”, “L’ispettore Derrick” e “Il commissario Rex” continuano a girare in tv come se fossero serie infinite. Alla gente, specie i meno giovani, queste storie, per qualche motivo, piacciono: piace l’intrigo, piace la catarsi, piacciono i moventi e le armi del delitto. E chi sono i grandi giornali per dire alla gente cosa piacere? E poi devono vendere, che diamine.

Però non è questo il punto, sono scelte editoriali opinabili, ma su cui si può passare sopra: è il mercato, bellezza. La cosa insopportabile è che ogni maledetta volta che devono raccontare queste storie, loro titolano che è un “giallo”, e lo fanno 1) perché alla gente piacciono i misteri in generale (scie chimiche, chip sottopelle, eccetera, sono esempi sempreverdi) e i gialli in particolare, specie in estate; 2) perché loro (giornalai titolisti) sono troppo pigri per inventarsi titoli originali, visto che si tratta di storie irrilevanti, e loro lo sanno benissimo che sono storie del menga; 3) perché, in definitiva, sono convinti che voi siate degli idioti che cliccano sui titoli abboccando alle esche più cretine (ma questa è un’altra storia).

Di solito questi gialli non sono neppure gialli, sono storie che si risolvono brevemente, in cui gli investigatori hanno già un’idea di chi sia il colpevole dopo aver visto la scena del delitto da lontano. L’unico caso che io ricordi effettivamente misterioso è quello di Yara Gambirasio, dove, a fare da contraltare ad indagini complesse, si sono raggiunte punte importanti di disgusto mediatico.

Nel mezzo ci sono storie in cui i giornali (e gli altri media, nonché politici-avvocati in cerca di riflettori) hanno interferito così tanto da ingigantirle solo per fare audience, nonostante gli avvenimenti fossero ovvi almeno per grandi linee (ad esempio il delitto di Samuele Lorenzi, dove era chiaro fin da principio che il colpevole, per ragioni in primo luogo relative alla fisica, poteva essere solo la madre, come poi è stato definitivamente riconosciuto, ma nel frattempo si riuscirono a tirare in ballo pure Romano Prodi e i servizi segreti). Il tutto distraendo la (peraltro inesistente) opinione pubblica italiana.

Insomma questi “gialli” non sono altro che l’ennesimo tentativo dei grandi media di vendervi roba di plastica dicendovi che è buonissima da mangiare, mentre invece è la solita m****. Fatevi un favore: sotto l’ombrellone leggete dei gialli veri, sono molto meglio.

[AUTOPROMOZIONE] Fra le varie decisioni di stile prese da IBTimes, oltre al divieto di utilizzo della lingua di plastica di cui parlavo ieri (e di cui “è giallo” rappresenta un esempio), c’è anche lo scarso interesse verso la cronaca nera in particolare, casomai vogliate dare una possibilità ad un sito meno sfacciato e infame del mainstream italiano.

  1. Noterete che alcuni link puntano alle edizioni locali di quotidiani nazionali: tuttavia tali notizie passano anche nel feed generale del giornale, nonché nella homepage nazionale. []