Sia default, dunque, e che sia lo show del secolo!

Articolo aggiornato per aggiungere altre caste.

A che serve il pareggio di bilancio se questo drena il risparmio dei cittadini e non consente lo sviluppo delle infrastrutture?, chiedeva Antonio Sciajola (ministro delle Finanze del regno d’Italia nell’800). Napoletano, Scialoja aveva bene in mente le differenze fra l’allora Regno di Sardegna e quello delle due Sicilie. Nel primo non vi era ossessione per il pareggio di bilancio, la nobiltà era piuttosto borghese, mentre il clero non riuscì a vincere le battaglie contro Cavour per difendere le proprie rendite, mentre il secondo tesaurizzava di continuo il gettito proveniente dagli stremati sudditi proteggendo i privilegi di nobili e clero e investendo solo il surplus; il primo investiva in infrastrutture e costruiva ragnatele di ferrovie e canali per l’agricoltura, il secondo investiva quel surplus di cassa in poche e timide cattedrali nel deserto (avanzatissime cattedrali nel deserto, ma che rimasero meri balocchi di re Bomba), e nella maggior parte del Reame non vi erano neanche le strutture più basilari; e sebbene il Reame fu il pioniere dei treni in Italia, il programma di costruzione di una grande ragnatela di comunicazioni di ferro rimase lettera morta.

Non stupisce quindi che il Regno di Sardegna diventò Regno d’Italia, mentre il secondo fu conquistato da una banda vestita di rosso guidata da un genio della guerra (poi il Regno d’Italia fece un sacco di cassiate nel Meridione, ma l’argomento del post è un altro).

Oggi l’Italia non può permettersi i disavanzi piemontesi, perché ha vissuto troppo da cicala, ed è necessario intervenire sul bilancio, anche in modo doloroso. Ma è pure necessario intervenire sulla crescita, perché il dolore sia attenuato da nuovi posti di lavoro e prezzi più efficienti.

Per fare ciò, molto passa dal taglio della spesa improduttiva e/o esagerata e sulle liberalizzazioni. Ma.

La casta dei politici afferma di essere povera, nonostante questo eloquentissimo grafico (fateci un poster, degli striscioni, appendetelo al balcone), e rifiuta di tagliare gli stipendi.

La casta dei politici di seconda linea si oppone in modo ugualmente strenuo al taglio di enti intermedi assurdi, nel tentativo di sfruttare meglio le economie di scala, ad esempio prevedendo (per fare un solo minuscolo esempio) che siano consorzi comunali anche transprovinciali a farsi carico della gestione dei rifiuti (lasciando a Governo e Regioni funzioni di controllo perché non s’infiltri la mafia), e non consorzi provinciali tracciati con riga e compasso su una cartina geografica di chissà quale ufficio lontano dal territorio.

La casta dei sindacati che spalleggia i pensionati ricchi, ma soprattutto i pensionati futuri prossimi, una generazione che ha campato a debito fino  ad ora, dice no, sacrifici per gli altri, non per noi. Gli altri sarebbero i loro figli, ma mica se ne accorgono.

La casta del clero dice no al taglio delle agevolazioni fiscali, dell’8 per 1000 eccetera.

La casta dei tassinari minaccia di bloccare Roma, mentre noi non possiamo minacciare i carri armati.

La casta dei farmacisti minaccia serrate.

La casta degli avvocati e dei notai minaccia uno sciopero.

La casta dei giornali con sette copie stampate per cittadino italiano, sette compie vendute a sette pescivendoli e sette milioni di euro di contributi pubblici minaccia la fine della libertà di stampa, licenziamenti di massa e invasioni aliene se ‘sti contributi vengono tolti. O anche solo rimodulati per evitare di darli ai Lavitola di ‘sta cippa.

La casta delle mafie minaccia la rivolta sociale attraverso il popolo pecora contro il timidissimo blocco ai contanti. Ragazzi, mi spiegate che accidenti compravate a mille euro in contanti a botta? Un signore alla fermata del tram si lamentava che doveva pagare le sigarette col bancomat. Stavo per sentirmi male: se fumi due pacchetti al giorno e prelevi 1000 una volta ti bastano ti bastano per tre mesi. Se non ti esplodono i polmoni prima. Ora hanno tolto pure il bollo sui piccoli conti correnti e ce ne sono a iosa a zero spese (io pago solo il bollo, e fra poco neppure quello), la finiamo di sparare scemenze? No.

La casta degli imbecilli che spara cazzate, che dice “dai tagli alla politica si possono ricavare ben due miliardi” e poi progetta di utilizzarli in progetti che assommano a venti miliardi (da qui a pochi anni di miliardi ne serviranno centinaia, nella migliore delle ipotesi, non tutto si può risolvere con l’ICI alla Chiesa e lotta all’evasione, tutta roba che va fatta, certo, ma non basterà se la spesa esploderà come già mostra di voler fare, e soprattutto se non si cresce).

La casta delle opposizioni dice no perché qui è tutta campagna elettorale e poltrone. Ce lo vedo andare a elezioni, facendo emergere un governo di centrosinistra, fatto per metà di clericali, a mettere l’ICI alla Chiesa; ce lo vedo un governo fatto per un terzo di comunisti e populisti a fare le liberalizzazioni e a fare una riforma delle pensioni che l’assicuri ai giovani di oggi; ce lo vedo un governo siffatto ad affrontare la varie caste italiane che pretendono le banane sulle Alpi; facciamo la patrimoniale pure sui conti correnti, dopo quelle sulla casa, sulle rendite finanziarie e sui beni di lusso varate da Monti? Facciamola, ma se poi le caste (specie quella politica che la patrimoniale ha approvato) ne cannibalizzano il gettito, nel giro di qualche anno saremo di nuovo punto e a capo: è la storia della patrimoniale Amato, roba già vista. Un governo di centrodestra? Peggio mi sento: pare che l’ictus di Bossi sia contagioso.

[Aggiungete tutte le caste che volete]

E allora chi paga? Chi casta non è: precari e disoccupati e studenti delle scuole pubbliche, per esempio. Finché non crepano tutti di fame o emigrano.

Ammettiamo che la manovra sia stata scritta talmente male che c’erano pure errori grammaticali. Il Parlamento poteva migliorarla, invece no: migliora un paio di articoli sempre a fini elettorali, e annacqua tutto il resto, mentre le caste, dentro e fuori il Palazzo, continuano a dire: “sacrifici per tutti, ma non per noi”.

A questo punto è chiaro che questo Paese di gattopardi è marcio fino al midollo. Monti domattina alle nove vada alle Camere e dica: “oh, tutte ‘ste scemenze le potete fare da soli, non vi serve un tecnico”. Saluta, va al Quirinale e se ne torna a Milano a vedere Roma che brucia. Intanto lo spread sale verticalmente e in tre minuti è già a 1000 e arriva il default, nel modo più spettacolare e improvviso possibile, un terremoto che travolge l’Europa e fa devastazioni in tutto il globo, come è normale e probabile attendersi, vista la dimensione dell’Italia. Perché sia di lezione per il mondo intero, un popolo che non agisce da popolo, ma da banda di caste, affonda in un buco nero.

Poi le voglio vedere le caste affrontare questa crisi di proporzioni colossali, li voglio vedere i politici quando la folla affamata andrà a mangiare al ristorante di Palazzo Madama; li voglio vedere gli avvocati fare il proprio mestiere quando non ci saranno i giudici né udienze perché non ci sono stipendi né per loro né per i cancellieri, e ammesso che vi siano persone che abbiano di che pagare gli avvocati; li voglio vedere i farmacisti a piazzare i cerotti a 80 euro, pardon a 200 milioni di lire perché si scrive Italia, ma si legge Zimbabwe; li voglio vedere i tassinari guidare su strade sconnesse dall’incuria perché l’ANAS è fallita tre volte di seguito così che ogni tre giorni devono portare l’auto dal meccanico, che gliela sistemerà solo in cambio della prostituzione della moglie del tassinaro medesimo, perché sa che nessuno prende più il taxi, visto per andare a Fiumicino bisogna fare un mutuo solo per pagare la benzina. Mutuo che comunque nessuno ti darebbe, anche perché le banche sono fallite, e di conseguenza le aziende, che hanno licenziato i lavoratori. Li voglio vedere gli indignados contenti perché abbiamo cancellato il debito: abbiamo cancellato pure le pensioni, ma vuoi mettere la soddisfazione? Solo le mafie resisteranno, ma avranno spostato la sede a Berlino, a Parigi, a Londra, perché non c’è più niente da taccheggiare in Italia, al massimo c’è da comprare a prezzi di saldo monumenti con vista casa di Scajola.

Se nulla di tutto questo cambia (per non dire dell’Europa dei minchioni), nella migliore delle ipotesi andremo avanti qualche altro anno, poi sarà ancora emergenza. Un altro governo tecnico? Avanti un altro po’, e di nuovo emergenza. Le decisioni necessarie rimandate per via di veti incrociati prima per secoli, poi per decenni, poi per anni e poi per mesi (tipo i tagli agli stipendi dei parlamentari, per esempio) prima o poi faranno sentire la propria mancanza e sarà implosione.

E allora perché andare avanti? O le caste si rendono conto del gioco cui stanno giocando, arroccandosi contro riforme che nel lungo periodo daranno beneficio anche a loro oppure rendiamoci conto che questo Paese non si può salvare, si stacchi la spina e sia default.

Lo spread sta già scontando questi timori, a prescindere dal roll over. Io l’avevo detto: Monti può aiutare, e lo spread è sceso fortissimamente. Ma non può fare miracoli. E a questo punto serve un miracolo, come un popolo che minacci le caste, tutte, non solo una. Che se le farmacie fanno serrate le riapra; che se i tassinari bloccano Roma, il popolo incazzato rovesci le loro auto perché possano passare i tram. Ma in un Paese dove la maggioranza della gente appartiene a qualche tipo di casta, dove vogliamo avviarci? Il meglio che può avvenire è una lotta fra bande di caste per difendere i propri privilegi contro gli altri, per avere la razione maggiore di quel poco di carne rimasta all’osso dell’Italia.

Voi dite che esagero? Intanto io penso al worst case scenario, che diventa sempre più probabile. Poi se riusciremo ad agonizzare più a lungo del previsto, tanto di guadagnato.