Lo farà qualcun altro

Ieri sera a Porta a Porta, fra Passera e Grilli che parlavano della manovra e Vespa che, in mancanza dei soliti cabarettisti del governo precedente, giocava al pediatra pedofilo con Mannheimer, c’era in studio pure Angeletti, uno degli Improbabili Tre (insieme a Camusso e Bonanni), ovvero il trio che tenta di mantenere in vita strutture e ideologie sindacali che andavano bene negli anni Settanta, ma che oggi avrebbero ragione di riformarsi ed entrare in questo secolo (non per altro, ma perché prima dei pensionati e dei vecchi lavoratori con contratti di ferro ci sarebbero un po’ di precari. Sempre se non disturbano). La Camusso continua ad agitare il reazionarismo comunista e la lotta di classe in un Paese che prima dovrebbe vincere la lotta all’analfabetismo, gli altri due alternano il sindacato giallo al populismo marchionniano. Auguri, ma non è di questo che voglio parlare.

Comunque c’era Angeletti, il quale affermava, «eeeeeh, prima saremmo andati in pensione all’età obiettivo un anno prima della Germania, adesso ci andremo ben dieci anni prima, signora mia, chi siamo noi, i figli della serva?». No, siete solo figli di b…uona donna. Ma lasciamo perdere la signora che non ha colpe.

Storia minima delle pensioni negli ultimi vent’anni:

  • anni Novanta: oh, bimbi, il sistema pensionistico potrebbe crollarci addosso nel giro di una trentina d’anni. Riformicchia Dini che rimanda molto ai successivi governi;
  • anni Zero: oh, bimbi, il il sistema pensionistico potrebbe crollarci addosso nel giro di una quindicina d’anni. Riformicchia Maroni, poi pure annacquata dalle proteste dei sindacati, e infine definitivamente azzoppata quando i reazionari (i comunisti) tornarono al governo, e si continua a rimandare;
  • anni Dieci: oh, bimbi, il sistema pensionistico potrebbe crollarci addosso nel giro di pochi anni. 7 dicembre 2011 ore 17:49: sciopero generale, i due o tre comunisti rimasti sul piede di guerra, Lega e IdV che s’inalberano e tentano di affossare Monti per avere poltrone, insomma il solito poetico bordello italiano.

Notate qualche somiglianza fra i tre casi?

Cosa si può fare per avere l’età pensionabile che sale assieme a quella tedesca, cosa che Angeletti (ipse dixit) prenderebbe chiavi in mano, invece di essere costretti ad anticipare l’entrata in vigore di quell’età di dieci anni?

Prima di tutto inventare la macchina del tempo e tornare nel 1994 a dire a Dini e a Maroni, a Cofferati e a Bertinotti, a Berlusconi e a tutti gli altri: «oh, bimbi, il sistema pensionistico potrebbe crollarci addosso nel giro di pochi anni».

(…ma ho come la sensazione che non sarebbe cambiato granché…)

Bene, momento serietà: se guardate il grafico de Linkiesta, noterete che la Germania si può permettere di andare in pensione all’età obiettivo di 67 anni più tardi perché ha adeguato il suo sistema pensionistico lungo una direttiva molto semplice (e di cui abbiamo già parlato), in modo graduale. In Italia, dove lo sport nazionale è mantenere lo status quo e rimandare i problemi a quando saranno diventati emergenza e solo nel caso in cui ciò pone in serio pericolo lo status quo, l’adeguamento (automatico o meno) delle pensioni all’inflazione ha in realtà impoverito le persone a reddito fisso. Il denaro ai pensionati (ma pure ai lavoratori) una volta proveniva dalla Zecca di Stato (ed avemmo l’inflazione al 25%), mentre oggi proviene dal debito pubblico (e lo abbiamo al 120%). In Germania no: i tedeschi hanno agganciato le pensioni ai salari, i quali, a loro volta, sono agganciati alla crescita della produttività e del PIL, per cui l’unico modo per avere una pensione alta è impegnarsi nel proprio lavoro (e qui molti italiani inorridiscono). Insomma, salari e pensioni aumentano solo se tutti si impegnano per aumentare la torta da spartirsi, e infatti i tedeschi si sono impegnati e, nonostante la crisi, godono come ricci. Il risultato?

In Italia le pensioni erogate sono oggi il 14% del PIL. Sapete quando in Germania arriveranno a tale livello? Più o meno mai: le proiezioni mostrano che la Germania toccherà il picco della spesa pensionistica nel 2060, com’è normale che sia, visto che per allora i baby-boomer avranno finito il proprio ciclo di vita, e nel 2060 la spesa non arriverà al 13% del PIL; in Italia, invece, questo picco lo avremo nel 2040, quando invece chi ancora usufruisce del PRIVILEGIATISSIMO sistema retributivo (per non parlare dei pensionati teenager come la moglie di Umberto Bossi) sarà finalmente crepato, e i babyboomers potranno godersi la loro pensione da fame. Di questo si potrà ringraziare la riforma Dini. Ammesso di essere ancora vivi.

Sì perché chi andrà in pensione dopo i babyboomers nei prossimi decenni (i trentenni abbondanti di oggi e successivi – cioè io e gli altri anni Ottanta, Novanta, Zero e chi deve ancora nascere) se riuscirà ad avere una pensione potrà considerarsi un miracolato.

A questi trentenni, ventenni, voglio dire: bravi, scendete in piazza. Sostenete questi gattopardi che continuano da vent’anni a rimandare la riforma di un sistema pensionistico che semplicemente non sta in piedi e crollerà sulle vostre (le nostre) teste. Togliete il futuro, oltre che a voi (noi) stessi, a chi, in fondo, è ancora uno spermatozoo o un ovulo, immaginatelo quando, fra qualche decina d’anni, gli direte: «ti abbiamo stuprato il futuro, ma vuoi mettere la soddisfazione di una scampagnata in piazza San Giovanni?», prima di andare a lavorare come cameriere o badante presso qualche signore tedesco (o francese, magari anche da non troppe generazioni) che, a differenza degli italiani, s’è messo a lavorare come un tedesco e adesso si gode il buen retiro in un Paese devastato dalla moneta svalutata, dove con un euro ti puoi comprare la casa di Scajola, che intanto è andato a svernare a Copacabana.

Massì, continuiamo a rimandare chiedendo che paghi qualcun altro. In fondo è il refrain degli ultimi quarant’anni di storia italiana, perché interrompere quest’emozione? Solo perché rischia di cadermi il Paese addosso, perché la coperta a malapena copre due dita e continua a restringersi?

Tanto poi passa il default e le pensioni, darwinianamente, spariranno da sole. Insieme a un altro bel po’ di cose, tipo stipendi, scuole, ospedali, strade…

Troppa gente dice “sacrifici per tutti” intendendo dire “tranne me”. Io posso capire che si protesti per l’ICI alla Chiesa (che porterà un miliardo l’anno di entrate), per le frequenze televisive (che portano qualche miliardo una tantum), eccetera, ma per le pensioni no: costano 220 miliardi l’anno, e troppa gente gode una pensione ingiusta.

(Fra cui, tra l’altro, in futuro, la Camusso, Angeletti e Bonanni. Mica tu, trentenne, ventenne, ecc).