[Economics for dummies] La tetta di Laffer

Questo post è meno tecnico e meno serio dei precedenti

(ma non per questo meno vero).

Ieri ho discusso con varie persone circa la curva di Laffer, una cosa che sembra economica, ma non lo è.

Questa curva, secondo il suo creatore (che poi creatore non è, ma vabbé), descriverebbe il rapporto fra gettito fiscale e aliquota, ovvero stabilirebbe che esiste un’aliquota ottimale che massimizza il gettito oltre la quale il gettito diminuisce a causa dell’evasione fiscale. È una cosa facilissima da spiegare: se 100 è il reddito nazionale, se tasso la Nazione per il 50%, ricaverò 50 di tasse, ma se la tasso per il 70%, la gente crederà che sia troppo e comincerà ad evadere, sicché non ricaverò 70, ma 40.

La conseguenza è che, se sei oltre tale aliquota ottimale (ovvero nella parte destra della curva), ti basterà abbassare le tasse per ricevere più tasse. È un ragionamento geniale, a suo modo: è come mettere un litro di lava incandescente nel freezer per farla raffreddare. Il fatto che poi si scassi il freezer è un dettaglio trascurabile.

Chiunque incontri la curva di Laffer per la prima volta ne resta affascinato ed è pronto a scommettere su di lei un’intera nazione, perché è una magia non solo facilissima da spiegare, ma anche bella da vedere. Il motivo è ovvio, e vi sarà chiaro guardando la seguente immagine.

Krzywa Laffera

Se non è ancora chiaro perché la curva di Laffer è così bella, la seguente immagine, che mostra due curve di Laffer in 3D, toglierà ogni dubbio.

Blue bra woman

Usciamo fuori dalla metafora: un giorno Laffer o chi per lui s’accorse che se metti un’aliquota dello 0%, avrai un gettito fiscale pari a zero. Poi fece un passo avanti: se metti un’aliquota del 100% (ovvero prelevi tutto) nessuno lavorerebbe, nessuno guadagnerebbe, e quindi il gettito fiscale sarebbe nuovamente zero. Fissati questi due punti, bisognava unirli: è vero che per due punti passa una sola retta, ma dati due punti puoi disegnare infiniti scarabocchi che vi passano attraverso. Per esempio Cavandoli propose una curva come la seguente, ma poi decise che era più serio usarla per farci un cartone animato.

Laffer scelse di disegnare quella curva come una campana, o meglio ancora, come una tetta.

Poiché era bella da vedersi e il concetto era facile da spiegare anche al più asino degli elefanti, questa curva ebbe un enorme successo. Reagan la vide e ne fu stregato (anche a Ronnie piaceva u pilu), e già che c’era decise (tirando una moneta truccata) che gli USA erano nella parte destra della curva, sicché bisognava tagliare le tasse per aumentare il gettito. In particolare, bisognava tagliarle ai ricchi. E così fece.

Fu un disastro e oggi gli USA ne stanno raccogliendo i frutti marci (perché quell’idea non è morta con Reagan, bensì fu riesumata da Bush junior, che ha portato la pressione fiscale al minimo storico e ha contratto debiti per 6 bilioni di dollari sui 14 totali di cui si parla tanto in questi giorni).

Perché fu un disastro? In effetti le entrate fiscali aumentarono in valore assoluto mentre diminuirono in rapporto al PIL. Ciò che però la curva di Laffer non contempla è la spesa pubblica: infatti le entrate fiscali sono aumentate perché crebbe il PIL, ma il PIL crebbe grazie a politiche non reaganiane, anzi addirittura keynesiane. Senza scadere in tecnicismi, Reagan quando parlava era Margaret Thatcher, quando faceva era Bottino Craxi.1 Una delle poche cose vagamente liberiste fu proprio l’uso della curva di Laffer (di nuovo, applicazione solo retorica, ma non pratica, le tasse aumentarono per chi non era ricco a causa di fiscal drag e aumento della Social Security), ma non funzionò perché:

  1. la sua applicazione non fu coordinata al resto della politica economica;
  2. fu intrinsecamente applicata a caso.

Perché fu applicata a caso? Perché nessuno ci dice che la curva di Laffer abbia la forma di una tetta. Lo so, è assurdo credere che una curva così bella non sia vera, ma questa curva è veramente rifatta. Vi faccio qualche esempio sul perché non ha senso:

  1. è vero che se imponiamo lo 0% di tasse riceveremo 0 euro, ma non è certo che avvenga lo stesso se imponiamo il 100% di tasse (secondo alcuni è probabile, secondo me è quasi certamente falso, visto che vi sarebbe comunque un qualche tipo di attività economica);
  2. la curva potrebbe essere (e quasi certamente è) asimmetrica, come questa (non è bella da vedere come la precedente, vero?); Laffer probabilmente lo sapeva, ma preferì dargli una forma più siliconata per ovvi motivi;
  3. è vero che il teorema di Weierstrass garantisce l’esistenza di un’aliquota in corrispondenza della quale il gettito è massimizzato, ma non ci garantisce mica che sia anche l’unica aliquota per cui questo succede;
  4. è plausibilissimo che a partire da (almeno) un punto la derivata diventi negativa (ovvero si scende) in virtù dell’evasione fiscale, ma probabilmente molto dipende dal Paese in cui si vive. Un’aliquota del 50% può essere eccessiva per gli americani, ma non per gli svedesi, per cui negli USA il punto di massimo è 30%, in Svezia del 70% (numeri a caso);
  5. non solo, ma per lo svedese A potrebbe essere il 30% la soglia oltre la quale evade le tasse, mentre per lo svedese B questa soglia potrebbe non esistere affatto, perché la sua etica gli impone di pagare tutto ciò che deve a Cesare, quindi come accidenti lo calcoli il punto di massimo?
  6. qualche matematico in sala potrebbe pure obiettare che questa curva non può essere lineare.

Aggiungete pure il fatto che chi questa curva l’ha applicata (Reagan) sceglie un punto a caso per dire dove gli USA si trovavano, e avete il bel pastrocchio. Probabilmente esiste una curva fa esprime ciò che voleva dire Laffer, ma non sappiamo come sia fatta, né in corrispondenza di quale punto abbiamo il massimo, non abbiamo idea né possiamo trovare la funzione di propensione all’evasione fiscale di ogni singolo abitante di una nazione, né possiamo considerare che ne esista una buona per tutti i Paesi del mondo.

Insomma, a parte gli 0 euro in corrispondenza dell’aliquota 0%, tutto il resto è fissato in modo arbitrario. Ma grazie alla sua forma certamente attraente (per maschilismo o psicanalisi, fate voi) e al fatto che è facile da spiegare, la curva di Laffer ha avuto un enorme successo, pur essendo senza senso. D’altro canto stiamo parlando di uno dei presidenti fra i più retorici, meno pratici e più bugiardi della storia americana recente, che deve all’aver fatto bene il non aver fatto nulla il suo successo (come dire: Berlusconi vince le elezioni senza fare nulla, ma promettendo di sconfiggere il cancro in tre anni).

E ce l’ha ancora oggi, ‘sto maledetto successo, visto che i CreTean Party ancora la sostengono come base teorica di ulteriori tagli delle tasse.

Ai ricchi, beninteso.

Photo credits | Bastianowa (Bastian) (vector version) [CC-BY-SA-2.5], via Wikimedia Commons; Orin Optiglot [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons; screenshot-citazione da La Linea di Osvaldo Cavandoli.

Lettura consigliata: un classico, Ronald Reagan: An autopsy di Rothband, un pamphlet che trovate su internet anche tradotto in italiano.

(Post scritto in più tempi, e si vede, poi pubblicato perché m’ero rotto di averlo tra le bozze: graditissime critiche, osservazioni, domande per correggere ciò che non [sembra] quadra[re])

  1. Tecnicismi sparsi per i più curiosi: la disoccupazione diminuì perché la Fed, retta per l’appunto da un keynesiano, Paul Volcker, prima dell’arrivo di Reagan, scatenò una recessione, che fece diminuire il PIL (e i salari, che da 9 dollari passarono a 8,3 l’ora). Raffreddata l’economia, la si fece ripartire abbassando i tassi d’interesse, sicché essa migliorò per il semplice motivo che la situazione precedente non era per nulla buona. Inoltre sotto Reagan la spesa pubblica fu addirittura maggiore della media, senza contare che il debito pubblico in rapporto al PIL quasi raddoppiò. []
  • Jacopo Bertolotti

    Giusto per pignoleggiare:
    1 ) Una curva differenziabile che abbia lo stesso valore in due punti diversi (nel caso in esame zero gettito per zero e 100% di imposta) deve avere un massimo o un minimo da qualche parte nel mezzo. Questo però non è il teorema di Weirstrass ma di Rolle ( http://en.wikipedia.org/wiki/Rolle%27s_theorem ).
    2 ) A parte che ci sono curve asimmetriche estremamente eleganti, il fatto che la curva sia asimmetrica non cambia di una virgola il ragionamento che vi sta alla base. Se (e dico se) esiste questo massimo allora possiamo discutere su dove è e poi piazzare l’aliquota lì.
    3 ) Problema ben più grave è dare per scontato che la curva sia differenziabile o anche solo che sia continua. Io di economia ci capisco pochino ma di equazioni differenziali ne so abbastanza per sapere che se hai un sistema fortemente non lineare (come il processo decisionale che ti porta a decidere se evdere o meno a seconda dell’aliquota) ci sono ottime probabilità che la soluzione non sia nemmeno continua a tratti ma sia una “nowhere continuous function”( http://en.wikipedia.org/wiki/Nowhere_continuous_function ) e che quindi la ricerca di un massimo sia destinata a fallire.
    4 ) “qualche matematico in sala potrebbe pure obiettare che questa curva non può essere lineare” io non sono un matematico ma non capisco la tua affermazione. La “tetta” di Laffer è una curva a campana e quindi già di suo non è lineare. Intendevi dire che è il sistema a non essere lineare?

  • 1 ) Certo, nessuno mette in dubbio che ce l’abbia o che sia da qualche parte nel mezzo (30 e 70 non sono sparati a caso, sono le due stime massime e minime riscontrate, sempre in teoria, chiaramente, e credo siano abbastanza nel mezzo :) )
    2 ) La simmetria è tirata in ballo solo per spiegare il motivo psicologico per cui una persona normale la trova corretta “a pelo” (fu così anche per me) – e credo ci siano pochi dubbi che, per quanto bella, una curva asimmetrica non può essere più bella di una simmetrica – ciò sempre da un punto di vista psicologico per spiegare il successo – di una curva o di un essere umano; ci sono le altre obiezioni che non ci consentono di piazzare l’aliquota in un certo punto, il più importante delle quali è la questione delle preferenze personali (io, personalmente, preferirei che l’aliquota sia fissata soprattutto tenendo d’occhio il fabbisogno statale in rapporto ai servizi che si vogliono fornire, a prescindere dal fatto che quell’aliquota sia ottima – non potremo ai saperlo);
    3 ) Non volevo andare troppo oltre;
    4 ) sì, chiedo scusa. (Inoltre basti pensare che il gettito non dipende solo dall’aliquota, ma pure, per dire, dal PIL [sicché tu potresti non volere cercare l’aliquota o un sistema di aliquote che massimizza il gettito fiscale, bensì uno che massimizza la crescita del PIL]. Oppure potresti volere infilarci il fabbisogno dello Stato, come dicevo sopra: che mi frega di massimizzare il gettito (facciamo aliquota 50 su reddito 100) se io spendo 40 [e non ho motivi per aumentare le mie spese?]. E allora le cose si complicano ulteriormente: potresti volere cercare un sistema di aliquote che, considerando un fabbisogno statale che cresce di un tot all’anno, consente di massimizzare la crescita del PIL]). E stiamo ancora ignorando un altro bel pacco di variabili.

    In altre parole, quella di Laffer è una semplificazione eccessiva, al netto di ciò che non ha senso: l’obiettivo di una politica fiscale non è la massimizzazione del gettito, bensì il finanziamento dello stato a politiche costanti e tenendo conto delle politiche che si vogliono attuare (e ciò dipende da differenze culturali che non puoi infilare in un modello matematico, come detto per la pressione fiscale eccessiva per svedesi e statunitensi, oppure la strana ritrosia degli americani per un sistema sanitario universale). Detto altrimenti, Reagan si fidò di Laffer perché gli serviva una spiegazione facile e quanto possibile elegante per abbassare le tasse senza però preoccupare chi di Stato viveva (Social Security, Medicaid, Medicare, eccetera). Se avesse detto che avrebbe abbassato le tasse e basta, i democratici avrebbero avuto buon gioco per riempirlo di mazzate davanti agli elettori (si veda il suo successore).

  • Jacopo Bertolotti

    Vorrei invece ribadire il mio punto 3 che mi pare fondamentale. Il problema della curva di Laffer non è che la curva è diversa o che ottimizzare il gettito non è la scelta migliore.
    Il punto è che in un modello appena un minimo realistico la curva di Laffer non è una curva (almeno non il tipo di curva che il 99% dei non-matematici ha in testa) e quindi non ha un massimo da trovare e quindi qualunque politica che si basi sull’idea che questo massimo sta da qualche parte è sbagliata alla radice.

  • Sandro Bettin

    Mah, che sia nowhere continuous mi sembra improbabile, perché la media su un sacco di contribuenti aiuterebbe a lisciarla. Più che altro un aspetto fondamentale che non è stato affrontato è che tale curva è chiaramente dipendente dal tempo (oggi il massimo potrebbe essere al 35% e fra un mese al 40%) e questa dipendenza sarebbe sicuramente molto poco “liscia” (ad esempio se un governo fa un condono è probabile che il massimo scenda, perché tanto si sa che ad ogni condono ne seguono altri e quindi anche, ad esempio, 30% di tasse sembran troppe).

    Poi si potrebbe anche osservare che tasse troppo alte possono bloccare la crescita e quindi il gettito totale potrebbe essere comunque minore anche a parità di percentuale di evasori. Questo effettivamente è un po’ un altro discorso, ma sicuramente va considerato per tentare di capire quale sia l'”aliquota migliore”

  • Osservazione molto interessante, grazie mille!

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