Povera matematica (perché, secondo me e fra l’altro, l’Italia è un Paese in decadenza)

Merlin, The MagicianHanno fatto tanto rumore in questi giorni i test Invalsi, ovvero le prove utilizzate per valutare cosa gli alunni italiani hanno appreso circa (soprattutto) italiano e matematica, le due discipline di base che tracciano il recinto fra analfabeti e non1 . C’è gente che s’è incazzata per queste prove, insegnanti soprattutto, a mio avviso per due motivi. Gli insegnanti cattivi hanno timore di essere scoperti di non fare il proprio mestiere e quindi di rischiare di perdere il proprio rubatissimo stipendio (io ho saltato i primi due anni di lettere al liceo a causa di una cretina che, quando veniva, ci faceva solo leggere ad alta voce mentre lei leggeva Chi o dormiva; meno male che nel triennio ho avuto una prof coi controfiocchi); gli insegnanti buoni, al contrario, temono di essere valutati male perché sono costretti ad insegnare con metodi retrogradi e programmi inefficaci, oltre che essere “appesantiti” dagli scarsi risultati degli insegnanti cattivi (se non erro, i risultati vengono raccolti per circolo didattico).

Entrambe le categorie sono supportate da tanti genitori temono di scoprire una verità che nascondono a sé stessi, ovvero di avere allevato un figlio incapace e/o viziato e/o rincoglionito dalla tv, dai pc, dai videogiochi, dunque scoprire di essere pessimi genitori desiderosi soltanto di mantenere la propria quotidianità, ovvero lasciare che a crescere i figli siano scuola e tv (e non avete idea, se non siete insegnanti, di che succede quando un insegnante buono valuta giustamente male il figlio di un pessimo genitore: ormai si finisce facilmente al TAR). Fare i genitori non è facile perché comporta una fatica assurda riuscire a dosare correttamente la mazza (più psicologica che reale) e la panella, ma sempre più spesso una delle due manca, con risultati deludenti. Una bella metafora è nei due film Ti presento i miei e Mi presenti i tuoi?: Robert De Niro interpreta il padre della sposa cresciuto senza panella, preciso, competitivo e di successo, ma privo d’empatia e dal cuore duro persino con la sua famiglia, e che non s’accorge di stare distribuendo infelicità; Ben Stiller, invece, interpreta il futuro genero, cresciuto senza mazza, affettuoso, aperto, disponibile, ma terribilmente insicuro e poco adatto alle responsabilità che la vita gli chiederà di prendersi (sarà la vita a dispensare la mazza, ma sarà una cosa più difficile da apprendere).2

Ma non è questo il punto.

Gira sui social network un giochino magico secondo il quale se si sommano le ultime cifre del proprio anno di nascita con il numero di anni già compiuti o da compiere quest’anno il risultato sarà sempre lo stesso, ovvero un numero fondamentale nella cabala ebraica:

111

La reazione della rete è stata contrastata: ci sono stati alcuni “è vero, incredibile, l’ho fatto con tutti i miei amici, sempre 111″ al “a me non funziona”.

Provate anche voi il miracolo: se siete fra i pochi fortunati eletti nati fra il 1900 e il 1999, il risultato sarà magicamente sempre

111

Ora farò un’altra magia: se siete nati dal 1800 al 1899, se fate lo stesso giochino, verrà fuori

211

Sempre.

Più difficile: i bambini nati dal 2000 in poi, facendo lo stesso, otterranno sempre

11

Page 1 of 2 |

  1. Il sottoscritto ritiene che, in un Paese con la scuola dell’obbligo, l’analfabetismo vada punito con sanzioni pecuniarie verso insegnanti e/o genitori per rifondere lo Stato di ciò che è stato comunque speso per l’istruzione, e il ricavato versato a chi lotta l’analfabetismo nei Paesi del terzo e quarto mondo; il sottoscritto è ben conscio del fatto che, oltre alle semplici ragioni politiche, tale utopia è irrealizzabile anche per ragioni tecniche. Ma lasciatelo sognare. []
  2. Non chiedete troppo: sempre di una commedia leggera americana si tratta. []