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  • mag
    19

    [Economics for dummies] Le vendite allo scoperto. Nude

    Autore: Giovanni De Mizio @ToobyTweet

    Nota1

    Da mezzanotte in Germania sono state vietate le vendite allo scoperto “nude” (al fine di evitare troppi ribassi in borsa, dicono, cosa inutile, visto che il DAX sta crollando sotto i 6000 in questi minuti, alla faccia della CONSOB tedesca) e ne è nata una discussione su Friendfeed, dal quale si notava che il meccanismo della vendita allo scoperto non era troppo chiaro ai partecipanti (non mi stupisce, è una cosa un po’ controintuitiva). Vediamo di riuscire a mettere un po’ in ordine.

    Come è facile immaginare, per avere un guadagno in una transazione, occorre comprare a poco e vendere a molto: compro un azione a 100, la rivendo a 110 e ho guadagnato 10. Semplice.

    Tuttavia queste operazioni non devono necessariamente concludersi in quest’ordine cronologico. È infatti possibile che la vendita di un titolo preceda l’acquisto, ovvero che io venda a molto e compri a poco. Nel nostro esempio, vendo un’azione a 110, la compro a 100 e ho guadagnato 10. È la stessa cosa. Nel primo caso io ho guadagnato perché l’azione va su, nel secondo ho guadagnato perché l’azione va giù: le vendite allo scoperto sono uno strumento per guadagnare quando il mercato va giù.

    Domanda conseguente: ma come fai a vendere una cosa che non hai? La risposta è: la prendo in prestito. Esistono infatti degli intermediari (dealer) che servono proprio a questo, ovvero a fornire titoli (nel nostro esempio azioni) a chi ne fa richiesta: se uno vuole comprare le azioni, le acquista dal dealer (che ha una specie di magazzino per titoli), se uno le vuole vendere, prima se le fa prestare dal dealer, poi le vende, quindi le ricompra quando il prezzo è sceso e le restituisce al dealer, pagando qualcosa per “ringraziare” il dealer.

    Esempio casalingo: il mio vicino di casa bussa alla porta, chiedendomi dello zucchero perché deve preparare una torta, è domenica e i negozi sono chiusi. E io glielo presto. Il giorno dopo il mio vicino, persona educata, mi restituisce lo zucchero che gli ho prestato e per ringraziarmi mi dona una fetta della torta.

    Sovviene quindi la domanda: perché il dealer non vende le azioni e ci guadagna lui, invece che prestarle a me, visto che poi io potrei restituirgliele con un valore più basso? In altre parole, lui mi presta azioni che valgono 100, mentre io gliele restituisco per un valore di 90. Io ho guadagnato 10, ma il dealer ci perde 10: è normale?

    Sì, è normale. Il dealer, infatti, non compra e vende titoli in base a una logica speculativa (cioè per guadagnare dalla compravendita di titoli), bensì ad una logica di magazzino. Egli dice: “io ogni giorno devo avere 100 azioni dell’azienda Mele, 200 dell’azienda Banane” e così via. Se a un certo punto ho finito la scorta di “Banane”, io le compro. Poco importa se le azioni salgono e scendono: se è un bravo dealer, egli avrà costruito il suo portafoglio, il suo magazzino, in modo che, in un periodo di tempo sufficientemente lungo, il valore del suo portafoglio resti lo stesso.

    Tornando all’esempio dello zucchero. La domanda “perché il dealer non vende lui le azioni?” equivale alla domanda “perché la torta non la prepari tu, invece di prestare lo zucchero al tuo vicino?”. Ma perché devo preparare una torta? Ho comprato lo zucchero per metterlo nel caffè, per mangiarmelo così come è, per guardarlo, per prestarlo ai vicini che ne hanno bisogno e, se ne ho voglia, per farci una torta. Ma intanto a me basta sapere che in dispensa lo zucchero c’è: ho comprato lo zucchero perché immagino che in futuro lo zucchero servirà a me o a qualcun altro.

    Seconda parte della domanda: ma se il dealer presta le azioni a 100 e poi gli vengono restituite a 90, lui ci perde. Perché lo fa? Continuiamo con lo zucchero: io presto una tazza di zucchero al mio vicino. Nella notte il prezzo dello zucchero crolla, e il giorno dopo lo zucchero che il mio vicino mi ha restituisce vale di meno di quello che gli ho prestato. Io ci ho perso? Sì, ma la cosa non ha senso: a me interessa avere lo zucchero in dispensa, non l’ho comprato per “specularci” su, ho comprato lo zucchero, non il suo valore. Il prezzo dello zucchero è indifferente per me come lo è il prezzo delle azioni per il dealer, e il seguente esempio chiarisce la questione.

    Poniamo il caso che io sia un dealer e che possegga un’azione dell’azienda Mele. Il signor Tizio me la chiede in prestito, perché crede che il prezzo delle [azioni] Mele calerà. Io gliela presto: poche ore dopo il valore delle Mele è passato da 100 a 90. Tizio mi restituisce l’azione che gli ho prestato, più un euro per ringraziarmi: a fine giornata io ho sempre un’azione dell’azienda Mele (come previsto dal mio piano di magazzino) e ci ho guadagnato un euro, mentre Tizio ne ha guadagnati nove.

    Qualcosa non va: io ho guadagnato un euro, ma ne ho pure persi dieci perché il valore dell’azione è sceso di dieci, questo significa che io ho perso nove in totale. Sì, ma chi se ne frega? A me, dealer, non interessa un accidenti il valore di un’azione. E sapete perché? Poniamo il caso alternativo: io possiedo un’azione dell’azienda Mele, ma stavolta nessuno me la chiede in prestito. Il prezzo delle Mele cala da 100 a 90: ho perso 10, più di quanto avrei perso se avessi prestato l’azione! E soprattutto, in entrambi i casi, io avrei perso.

    Ma io non mi dispero mica. Il punto è che a me interessa poco se il prezzo scende, perché io, da bravo dealer, ho comprato uno strumento che mi permette di “coprire” le azioni della Mele, per cui se il prezzo scende io non perdo nulla (e di conseguenza se il prezzo sale io non guadagno nulla: come ho già detto, il dealer guadagna dai servizi che offre, non dal rialzo o dal ribasso della borsa. È come il banco alla roulette, insomma, vince per il semplice fatto che ci sono dei polli che giocano alla roulette). In altre parole se io presto l’azione a Tizio, a fine giornata il mio portafogli mi segnalerà che ho guadagnato un euro, mentre se io non gliela presto, a fine giornata il mio portafogli mi segnalerà che non ho guadagnato nulla, a prescindere da quello che fa la borsa. In sintesi per un dealer il prezzo di un’azione non è un’informazione interessante: lui non gioca in borsa, lui vende servizi per chi gioca in borsa.

    Questa è la vendita alla scoperto. Veniamo adesso alla vendita allo scoperto nuda (naked short selling), quella vietata in Germania: in questo caso, semplicemente, vendo le azioni senza neppure prenderle a prestito. Come? Dovete sapere che quando compro o vendo un’azione, quell’azione non si sposta subito dalle mani mie a quelle di un altro o viceversa, perché fare tutti gli spostamenti in modo istantaneo comporterebbe un inutile ed enorme spreco. Lo spostamento effettivo avviene, ad esempio, alla fine della giornata: se io ho comprato un’azione a mezzogiorno, essa mi entrerà nelle mani solo alla fine della giornata. Ma se l’ho venduta tre ore dopo, l’azione non arriverà mai nelle mie mani, e io riceverò (o pagherò, se mi è andata male) solo la differenza fra il prezzo d’acquisto e quello di vendita. Per ragioni di “economia”, nel corso della giornata è indifferente che io abbia o non abbia una certa azione: quel che conta è se ce l’ho o non ce l’ho alla fine della giornata, quando avviene il regolamento

    In questo modo è possibile vendere un’azione che non si possiede: basta che io me la procuri entro la fine della giornata e la consegni a quello a cui l’ho venduta.

    Il problema della vendita al nudo è evidente: che succede se alla fine della giornata io non ho trovato le azioni che ho venduto (vuoi per motivi tecnici – s’è rotto il pc – vuoi per motivi di mercato – il mercato è poco liquido e non ci sono azioni da comprare)? Semplicemente fallisco la consegna e subisco tutte le conseguenze del caso (in Italia, per farvi un’idea, potete dare un’occhiata agli articoli 1478 e seguenti del Codice Civile).

    Ancora l’esempio dello zucchero. La mia fidanzata ha promesso al suo nipotino di preparargli una torta per il suo compleanno, ma, poiché è un medico, è costretta a uscire per un’emergenza e dice a me di preparare la torta, e io acconsento (poniamo che io sappia preparare torte esattamente come la mia fidanzata).  È come se io avessi già “venduto” la torta. Verso la fine della giornata (devo lavorare io!) mi metto al lavoro per preparare la torta, ma (oh oh) scopro che siamo a corto di zucchero e i negozi a quest’ora sono chiusi. Poco male, dico io, me lo faccio prestare da un vicino. Ma: uno non ce l’ha, un altro ne ha bisogno perché deve preparare una torta anche lui, uno non è in casa, un altro ce l’ha a morte con me perché gli ho rotto la falciatrice…

    Alla fine non trovo lo zucchero e non posso preparare la torta che avevo già “venduto”. E devo subire, giustamente, le lamentele della mia fidanzata, di sua sorella, di mia suocera e il nipotino ci rimane male perché non ha ricevuto la torta che aspettava. Prima di “vendere” la torta, avrei dovuto verificare di avere tutti gli ingredienti o di riuscire a procurarmeli in tempo, perché in tutta questa operazione non ci perdo solo io, che devo subire le urla delle tre grazie, ma pure il nipotino che non c’entra nulla. Io ho scommesso sul fatto che avessi tutti gli ingredienti, e ho perso, come quando perdo tutto il mio patrimonio giocandolo sul nero alla roulette. Tuttavia può andarvi bene e guadagnare senza mettere in gioco un singolo centesimo, ovvero essendo letteralmente (ehm… metaforicamente) nudi.

    Per questo il naked short selling è più pericoloso per il mercato (e per questo viene spesso vietato): nello short normale, infatti, l’unico che rischia di perdere da tutta l’operazione è l’investitore, come è giusto che sia. Nel naked c’è il rischio che perda qualcun altro, pur non essendo colpevole di nulla.

    E questo, a mio avviso, è inaccettabile.

    Spero che le cose siano un po’ più chiare: nel caso contrario, sono a disposizione per chiarirle ancora.

    1. Ok, l’immagine può sembrarvi off topic se non avete mai visto How I Met Your Mother (E alla fine arriva mamma, in Italia): in breve, il tizio nella foto riesce ad andare a letto con donne bellissime sorprendendole con la sua audacia, semplicemente mostrandosi nudo, senza essere bello, intelligente, divertente e senza avere altre “qualità” – capite che intendo? – Alla fine dell’articolo capirete perché questa tecnica può funzionare anche in borsa – ma io vi consiglio di non provarla da nessuna parte perché rischiate grosso, alla meglio un vaso in testa []
    Nelle apposite categorie sono presenti altri post di Economia
    Ci sono 5 risposte a questo articolo
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  • mamo

    Nonostante sia ing.gestionale (triennale quindi nullo, e scappato a fare la specialistica in telecom) non so nulla di finanza e probabilmente non avrei trovato miglior spiegazione nemmoeno cercando su “Gogol”.
    Mi levo il cappello.
    Ho una curiosità: ma se falliscono molti dei titoli che il dealer ha nel portafoglio, egli non si trova con carta straccia? Oppure solitamente è così bravo che cade sempre in piedi? O nessuna di queste e il problema è che sono io ad essere ignorante?

  • http://blog.tooby.name Tooby

    Ti ringrazio, troppo buono :)

    Poniamo che il dealer abbia in portafoglio una sola azione, che ovviamente può salire o scendere. Per “congelare” questo saliscendi, il dealer acquista un contratto derivato che replica al contrario l'andamento di quell'azione. Questi significa che se l'azione sale dell'un per cento, il derivato scende dell'un per cento, dunque la sua perdita è zero.

    Allarghiamo: poniamo che il dealer abbia in portafoglio tutti i titoli del FTSE MIB. Egli comprerà uno strumento che replica al contrario l'andamento del FTSE MIB (ad esempio ETF o CFD o futures). In questo modo egli riuscirà ad azzerare o comunque a limitare le perdite in caso di crollo dell'indice (dipende da come è composto il suo portafoglio titoli). Se poi nota che la protezione non basta o è troppa, può comprarne o venderne altra, o potrà considerare l'ipotesi di cambiare la composizione del proprio portafoglio. Addirittura potrebbe stipulare una polizza assicurativa.

    Ovviamente possiamo allargare l'ipotesi fino ad immaginare un dealer che abbia in portafogli titoli di qualunque genere quotati su qualsiasi mercato in qualunque parte del mondo. Egli può acquistare protezione per qualunque cosa a un prezzo relativamente basso (grazie all'uso della leva finanziaria – con cento euro puoi giocare seimila, a voler rimanere bassi).

    Per cui, nel caso in cui tracollassero tutte le borse di tutto il mondo, il dealer avrebbe titoli di protezione che sono andati alle stelle.

    Beninteso, in caso di collasso finanziario totale e globale, anche le protezioni varrebbero carta straccia. Ma caso mai avvenisse un evento limite del genere, quello sarebbe l'ultimo dei problemi. :)

  • mamo

    Ok, semplice e veloce.
    Rinnovo i complimenti.
    Ciao Tooby

  • Crez

    complimenti davvero, ottima spiegazione.

  • http://blog.tooby.name Tooby

    Grazie mille :)

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