Troppo grandi per fallire… da soli

Avrete sentito parlare di Fannie Mae e Freddie Mac, e avrete sentito ieri che il governo americano ha deciso di nazionalizzarle. Le borse sono contente e sembra che le cose vadano per il meglio. Ma la realtà è meno rosea di quanto sembra e ci tocca da vicino. Vediamo perché.

Innanzitutto diciamo cosa sono Fannie Mae e Freddie Mac (questi nomignoli possono essere tradotti come zia Fannie e zio Freddie): sono due imprese che erogano mutui agli americani per l’acquisto di case. Diciamo pure che sono le più grandi imprese che finanziano gli americani perché possano comprare una casa. Le cose andavano bene, fino a quando non è scoppiata la crisi dei mutui subprime.

Cosa è successo in breve: in seguito alla crisi economica, le banche centrali, per stimolare l’economia, hanno abbassato i tassi d’interesse (ovvero quanto una persona o una impresa deve pagare per avere un prestito). Questo ha reso conveniente erogare mutui anche a individui e imprese che non erano affidabili. Ma poi la crisi economica è finita (in teoria), i tassi d’interesse sono cresciuti e con essi anche il costo per ripagare i prestiti. Insomma, ripagare i debiti è diventato più difficile e quegli individui e imprese inaffidabili non hanno avuto più i soldi per pagarli e gli enti che avevano erogato il prestito sono rimasti con un pugno di mosche. Non solo: questi prestiti avevano (ovviamente) come garanzie le case stesse, ma il loro valore è crollato, quindi anche le garanzie offerte non valgono più nulla. Insomma, gli americani sono rimasti senza casa e le banche senza soldi. (La crisi dei subprime è molto più complessa, ma riduco la storia all’osso per motivi di comprensibilità).

Anche Fannie e Freddie sono rimasti con un pugno di mosche. Normalmente sarebbero dovute fallire. Secondo il governo USA, però, Fannie e Freddie sono “too big to fail“, troppo grandi per fallire, quindi il governo ha deciso di salvarle nel tentativo di tamponare questa crisi.

Tutto bene? Non proprio: per salvare le due imprese il governo USA (e quindi i contribuenti americani) dovranno sborsare fra i 25 e i 200 miliardi di dollari, e quindi rischiando di fallire insieme a loro. E salvarle è una soluzione di breve periodo, con effetti che rischiano di essere devastanti nel lungo (in pratica si incentivano le banche ad emettere nuovi prestiti rischiosi e si incentivano gli americani a indebitarsi ancora di più, “perché tanto c’è il governo a salvarci…”).

E a noi che ci frega di Fannie e Freddie, direte voi. Ci frega eccome: gli Stati Uniti (la locomotiva del mondo) ha un deficit nella bilancia dei pagamenti di 856 miliardi di dollari (al 2006) e una somma di debito pubblico e privato da record, e siccome gli USA sono il centro economico del mondo questo deficit genera squilibri a livello mondiale. Scaricare la crisi di Fannie e Freddie sugli americani non fa altro che aggravare la situazione, non solo per loro ma anche per noi. Senza gli Stati Uniti il mondo non ha una guida, poiché l’Unione Europea e l’Asia sono ancora immaturi e deboli per sostituirli. Non solo: il possibile successore degli Stati Uniti, ovvero la Cina, ha in portafoglio una gigantesca quantità di debito pubblico degli USA e questo contribuisce a destabilizzare il sistema economico mondiale. Se gli USA vanno in default (ovvero annulla il debito, come fece l’Argentina nel 2001), crolla pure la Cina, se invece la Cina chiede il rimborso, la Cina si salva, ma gli USA crollano ugualmente (insomma, avete presente un treno che deraglia? Ecco, quel treno ha come vagoni il mondo…).

La situazione è intricatissima: vorrei che le elezioni americane fossero domani, ma bisognerà attendere altri due mesi, quindi ci tocca assistere ad altri due mesi di fallimentare amministrazione Bush e sperare in bene. La soluzione alla crisi, ovviamente, c’è, ma per attuarla c’è bisogno di un cambio radicale alla guida degli USA. Io auspico la vittoria di Obama, perché Obama ha nel suo programma la chiave di volta per tentare di uscire dalla crisi: alzare le tasse (di circa dieci punti), e spero che l’introito venga utilizzato per ridurre il debito e stabilizzare l’economia. I repubblicani non lo farebbero (Bush ha tagliato le tasse e aumentato le spese, pensate che genio…), e la crisi si aggraverebbe ulteriormente.